Italea
Newsletter

Il silenzio che parla: viaggio in Val d’Orcia

Torna alle Newsletter

09 Luglio 2025

4 minuti

Foto di Nove Colonne - Val d’Orcia (SI), Toscana

Un itinerario nel cuore della Toscana più autentica, dove la bellezza si misura in dettagli: un campanile lontano, una luce dorata, un piatto condiviso al tramonto.

Ci sono luoghi che sembrano fatti apposta per rallentare il tempo. Non perché lì non accada nulla, ma perché ogni cosa accade con una calma naturale, come il mutare delle stagioni o il passo quieto di chi conosce la terra su cui cammina. La Val d’Orcia è uno di questi luoghi. Un angolo di Toscana dove tutto — dai paesaggi alla pietra delle case, dal vento tra i cipressi al profumo del pane caldo — sembra avere un ritmo diverso, più antico, più profondo.

Arrivando, si ha l’impressione di entrare in un dipinto. Le colline si susseguono come onde, morbide, perfette, interrotte qua e là da file di cipressi che tracciano geometrie nell’aria. Non c’è bisogno di cercare scorci fotografici: sono ovunque, ti vengono incontro con naturalezza. Eppure, dietro tanta bellezza, c’è qualcosa di più. C’è una storia lunga, fatta di lavoro, di visioni, di legami profondi con la terra.

Pienza, per esempio, non è solo un borgo grazioso: è il sogno di un papa umanista che volle creare la città ideale del Rinascimento. Ma oggi, più che i suoi palazzi perfetti, a colpire è la luce che scivola lungo le vie di pietra, l’odore intenso del pecorino stagionato che esce dalle botteghe, le voci dei visitatori che si abbassano quasi d’istinto, come a non voler rompere l’incanto. Basta sedersi su una panchina, affacciarsi da una loggia e guardare la valle. Il tempo si sospende. E per un attimo, si capisce perché proprio qui qualcuno abbia voluto immaginare l’armonia.

Un po’ più in là, tra le curve che si snodano come un pensiero, si incontra Monticchiello. Minuscolo, raccolto, con la pietra dorata che si scalda al sole. Non ha l’imponenza dei luoghi celebri, ma custodisce un’anima forte. È un paese che ha trasformato il teatro in voce collettiva, dove la comunità si racconta ogni anno sul palco con parole proprie, mettendo in scena la vita vera. È uno di quei posti dove si sente che il silenzio è pieno di memoria. Camminando tra le mura antiche, si sente quasi di disturbare un equilibrio fragile ma resistente, come se ogni angolo avesse qualcosa da sussurrare.

E poi c’è l’acqua. Non quella dei fiumi impetuosi, ma quella calma e calda di Bagno Vignoni, che da secoli sgorga lenta nella grande vasca termale al centro del paese. Vapore e pietra si abbracciano in un’immagine che non somiglia a nessun altro luogo. Non serve neppure entrare nei centri termali per percepirne la magia: basta camminare lungo il bordo della vasca all’alba o al tramonto, quando la nebbia si mescola all’aria fresca e tutto sembra sospeso in una dimensione più quieta.

Non è solo la bellezza visiva a colpire in Val d’Orcia, ma l’armonia fra paesaggio e cultura, fra storia e quotidianità. Si mangia bene, ovunque. Ma non è solo questione di sapore: è la sensazione di essere dentro un racconto più grande, dove ogni piatto — un piatto di pici, un tagliere di salumi, un calice di Brunello — ha un legame con ciò che vedi fuori dalla finestra. Il vino qui non è moda, ma tempo: ci vuole pazienza per farlo, per capirlo, per apprezzarlo. Come per queste terre.

Salendo verso Montalcino, la luce cambia ancora. La valle si apre, respira. La vista dalla fortezza spazia a perdita d’occhio, e si ha la netta impressione di trovarsi su un crinale non solo geografico, ma esistenziale: da un lato il quotidiano, dall’altro qualcosa di più grande, che resta.

La Val d’Orcia non si attraversa, si ascolta. Non si visita, si abita — anche solo per un giorno o due. Non ha bisogno di spettacolo, perché è già tutta lì: nei suoni bassi del vento, nei colori che mutano con la luce, nelle pietre calde di sole, nei racconti sommessi degli anziani seduti sulle panchine. È un luogo che ti invita a rallentare, a guardare meglio, a restare un po’ di più. E quando te ne vai, non è mai del tutto.

Altre news

  • "Origini Italia": a Trieste il corso per discendenti degli emigrati italiani

    L’iniziativa della MIB Trieste è gratuita ed è rivolta ai discendenti degli emigrati italiani nel mondo. Si articola in due mesi di formazione in inglese a Trieste (e Roma) seguiti da tre mesi di stage presso aziende italiane. A novembre si riparte. Trieste è un crocevia di culture, una città dalle tante anime che da […]

    LEGGI DI PIÙ
  • Alla scoperta del Salento misterioso ed esoterico: Galatina, Soleto e Otranto

    Oltre le spiagge da cartolina, il Salento custodisce un’anima enigmatica fatta di miti, magie e simboli nascosti. Da Galatina e il rito della taranta a Soleto e i racconti alchemici di Matteo Tafuri, fino ai misteri del mosaico di Otranto e ai graffiti della Grotta dei Cervi, scopri un volto antico e affascinante della Puglia. […]

    LEGGI DI PIÙ
  • Tra monaci litigiosi e papi schiaffeggiati, la storia prende vita nel basso Lazio

    Nel cuore del basso Lazio, tra abbazie millenarie, eremi scolpiti nella roccia e cattedrali testimoni di grandi eventi, la storia prende vita. Dai Placiti cassinesi, primo documento in volgare italiano, al celebre Schiaffo di Anagni, un viaggio tra monaci, papi e affreschi che raccontano secoli di fede e potere. È l’anno 960 o giù di […]

    LEGGI DI PIÙ
  • Lombardia nascosta: oasi e boschi a un passo da Milano

    A pochi chilometri dalla metropoli, esiste una regione inaspettata fatta di boschi, oasi e natura incontaminata. Quando si pensa alla Lombardia, l’immaginario corre veloce verso Milano e il suo skyline, le giornate scandite da appuntamenti e mezzi in ritardo, l’aperitivo con vista e la corsa tra un impegno e l’altro. Una regione che si muove, […]

    LEGGI DI PIÙ